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Nietzsche, il ribelle aristocratico.

Com­pren­dere Nie­tzsche è come ten­tare di abbrac­ciare il mare. Vale per molti pen­sa­tori, certo, ma a mag­gior ragione per un clas­sico della filo­so­fia come lui, ete­ro­dosso e asi­ste­ma­tico come nes­sun altro (fin dal suo scri­vere afo­ri­stico). Eppure si tratta del filo­sofo più inter­pre­tato del Nove­cento, sostan­zial­mente attra­verso due meto­do­lo­gie distanti (ma in fondo con­nesse) come il giorno e la notte. Quella erme­neu­tica, che si con­cen­tra sul «ritmo musi­cale della sua prosa», sull’eccedenza teo­rica, sul gioco funam­bo­lico (e spesso oscuro) delle inter­pre­ta­zioni in cui il sog­getto inter­pre­tante piega i pre­sunti «auto­frain­ten­di­menti» del filo­sofo inter­pre­tato, spesso con­for­man­dolo al pro­prio pen­siero (un per­corso che si dipana da Hei­deg­ger a Gianni Vat­timo, pas­sando per Foucault). Oppure quella storico-filologica, ade­rente al testo del pen­sa­tore, in stretta con­nes­sione con il con­...

Antilogie sulla tecnica compositiva di Carlos Amorales.

La natura ha la propria bellezza in ciò, che sembra dire di più di quel che essa è. Strappare questo di più alla sua contingenza, impadronirsi della sua apparenza, determinarla in quanto apparenza per se stessa, anche negarla come irreale, è l'idea dell'arte.   (Th. W. Adorno) Pro Amorales Oggi sono andato al Palazzo delle Esposizioni a vedere l’opera di Carlos Amorales. Senza alcun dubbio, Amorales è un ottimo artista, e merita il nostro rispetto. C’è del talento nella disposizione, nell’attuazione delle sue installazioni e performance. Amorales va oltre la piattezza del suo periodo storico, sperimentando e trovando soluzioni innovative, per le sue opere. Le sue opere assumono valore, quando avvicinandoci a esse, queste ci parlano in modo vivido e chiaro della loro esistenza fenomenica. Cosi, una grande conquista di Amorales consiste nel sapersi muovere nello spazio empirico. La mostra si intitola Remix , lo spazio è aereo, ci si muove con leggerezza al...

De Martino e l'idealismo.

 Il rapporto di De Martino con l’idealismo è condizionato, fin dall’inizio, da un fatto elementare, che pure ha un’importanza non trascurabile: dal fatto che i suoi interessi si volgono subito all’ etnologia , al problema del primitivo . Questa non è una semplice scelta disciplinare (l’etnologia, per De Martino, non è una scienza autonoma, è parte integrante del sapere storico); è una scelta che evoca un nodo concettuale, capace di determinare una trasformazione nel paradigma dell’idealismo. Quando, in Naturalismo e storicismo , De Martino sottolinea che la metodologia crociana si è arrestata di fronte al problema del primitivo; e quando, nella commemorazione del 1946, afferma che Adolfo Omodeo incontrò un “limite” nella sua opera, perché rimase fedele alla “forma canonica” dell’idealismo, egli vuole dire una cosa precisa: che la ricerca etnologica ha un significato non solo per la migliore comprensione delle civiltà primitive, ma anche per una generale riformulazi...

Bobbio e il Pci.

Bobbio e il Pci. Legame che è parte della storia d’Italia.  È vero, quel rapporto inizia già nel dopoguerra e si protrae negli anni in cui il Pci non c’era più, e il nostro quotidiano non era più organo di partito. E però il far data dal 1982 ha il valore di riepilogo maturo e consolidato di un atteggiamento mai dismesso da Bobbio, verso il comunismo e il post-comunismo italiano. E cioè: una strategia dell’attenzione maieutica. Verso una forza emancipativa di massa, il Pci, da Bobbio ritenuta cruciale per l’Italia moderna. Strategia che entra nelle carni e diviene «ascoltata» da quel Pci. Fino a risultare un ingrediente essenziale della futura svolta Pci-Pds del 1989, nonché asse portante del tentativo di imprimere identità a tutto ciò che seguì quel 1989 (che lo sia diventato poi «asse», è un altro discorso).   Che cosa significa «maieutica»? Nient’altro che tenacia socratica, da parte di Norberto Bobbio. Tenacia attiva su punti chiave da stimolare nell’iden...

A Berlino vent'anni fa era lì il cuore del mondo.

Intanto, Berlino. Bellissima e irreale in quelle fatidiche ore in cui il muro c'era ancora, ma era già scomparso nella testa dei berlinesi. Dissolto, virtualmente liquefatto sotto la spinta di quella fiumana umana che la sera del 9 novembre varcò le porte proibite in un baccanale di feste, di grida, di incontri, di luci, di pianti, di balli. Una gioia repressa per anni, che in due ore divenne lava incandescente, intoccabile. Non poteva essere fermata, e non poteva tornare indietro. Era proprio così Berlino, bellissima e caotica, percorsa da un fremito senza fine, quando i giornalisti di tutto il mondo si abbatterono su di lei. L'annuncio, quella strana sera di venti anni fa, aveva colto tutti di sorpresa. Si sentiva che l'eruzione era imminente, perchè nella vecchia Rdt le cose stavano cambiando in fretta, ma poi il caso e l'astuzia della storia ci misero lo zampino. Un corrispondente dell'Ansa, che comprensibilmente se ne vanta, fece una domanda ...

Dialogo di un cavallo e di un asino.

                                                                        Dialogo di un cavallo e di un asino.                                              ( Un cavallo e un asino pascolano su praterie. ) Cavallo: Trovo solo erbaccia secca su questo prato. Il sole sta distruggendo tutta la vegetazione. Asino: Fa’ come me, inerpicati sulle montagne rocciose. Lì troverai erba  e ruscelli. C ...

Bertrand Russell, il Voltaire del nostro tempo

Parlare di Sir Bertrand Arthur William Russell, figlio del Visconte di Amberley e nipote di di Lord J. Russell, significa parlare di uno dei più grandi logici e filosofi analitici del 900. Non già semplicemente di un eccentrico aristocratico - nato a a Trelleck nel Galles nel 1872 e scomparso a Plas Penthrin il 3 febbraio 1970 - capace di dare scandalo per il suo «immoralismo» (quattro mogli e numerosi amanti). Di fustigare i potenti di ogni ideologia, e di rivelarsi al mondo come guru mediatico ante-litteram, adorato dalle generazioni del secondo dopoguerra. Grande filosofo e logico matematico dunque, al pari di Moore, Wittgenstein, Frege, Dewey, Whitehead e sul fronte opposto di Heidegger. Persino in anticipo su Goedel e in sintonia con Einstein suo contemporaneo. E tutto ciò senza nulla togliere alle ragioni più immediate che gli regalarono la fama: le qualità mediatiche, polemiche e letterarie. Quelle che gli fruttarono il Nobel per la letteratura nel 1950, e in vi...